La storia affettuosa dei “Giardini dell’Ippodromo”
C’è un luogo nel cuore di Prato che, se potesse parlare, vi racconterebbe storie di corse sfrenate e di giochi spensierati, di applausi e risate, di trasformazioni e nuovi inizi. Quel luogo è il Parco della Liberazione e della Pace, ma se siete pratesi, lo chiamate probabilmente con il suo nome del cuore: “i giardini dell’ippodromo”.
E sì, perché anche se oggi il parco è un’oasi verde di relax, passeggiate e picnic, una volta qui c’era un vero ippodromo. Un’area che già nel lontano 1936 ospitava corse al trotto e che, per decenni, è stata il punto di ritrovo per chi amava i cavalli e le emozioni delle gare. Le generazioni nate negli anni Sessanta ricordano ancora “la Pista” come il loro campo da giochi, un luogo di infanzia e libertà, tra le ultime tracce dell’anello ovale e l’erba che ricresceva lenta sui percorsi di un tempo.
L’ippodromo di Prato
Immaginate le giornate di sole, le tribune piene di gente, il fruscio dei vestiti e le voci concitate che incitavano i cavalli al trotto. Già nel lontano 1936 si tenevano corse qui! Per decenni, questo è stato il palcoscenico di passioni ippiche, un punto di ritrovo pulsante per la comunità.
E chi è cresciuto negli anni Sessanta, o anche prima, lo sa bene. Ricordano ancora questo spazio immenso non solo come un luogo di gare, ma come il regno indiscusso della loro infanzia. Dove l’anello ovale della pista, ancora visibile tra l’erba che ricresceva, diventava un percorso fantastico per avventure a perdifiato. La “Pista”, come affettuosamente la chiamavano, era sinonimo di libertà e giochi spensierati.
Non è un caso che una via importantissima porti ancora il nome di Via dell’Ippodromo. È una traccia tangibile, come le vecchie foto ingiallite o i racconti dei nostri nonni, che tiene vivo il legame con quel passato. Persino nei documenti ufficiali del Comune spunta spesso quella parentesi cara al cuore: (ex-ippodromo). È un po’ come dire “sì, il nome è cambiato, ma sappiamo tutti da dove veniamo!”.
La trasformazione in Parco della Liberazione e della Pace
La trasformazione in un parco pubblico, voluta dall’amministrazione Vestri, è stata un nuovo, bellissimo capitolo. L’idea era chiara: donare alla città uno spazio verde accessibile a tutti, un luogo dedicato al divertimento semplice e “bucolico”, specialmente per i bambini. Al posto delle tribune e dei box, sono arrivati i vialetti, le altalene, gli alberi, i giochi dei bambini. La pista, con il suo ovale perfetto, è diventata prato per correre a piedi nudi, e i recinti si sono trasformati in spazi di libertà.
Il nuovo nome, Parco della Liberazione e della Pace, è un omaggio solenne alla storia della città. Ogni anno, il 6 settembre, qui si depone una corona per ricordare i 29 martiri di Figline, uccisi proprio il giorno della liberazione di Prato nel 1944. Il monumento nel parco non è solo un pezzo di marmo: è un invito a vivere questo luogo come simbolo di rinascita, memoria e speranza.
E oggi?
Oggi, i nostri “giardini dell’ippodromo” si estendono su una superficie enorme, un polmone verde prezioso nel cuore della città. Forse le strutture di un tempo non ci sono più (anche se dicono che una fila di pali ancora suggerisca la forma dell’antica pista!), ma lo spirito del luogo è rimasto intatto. Un luogo di ritrovo, di svago, di storia e di futuro.
Con l’arrivo del nostro chiosco, abbiamo voluto portare nuova linfa a questo angolo così caro della città. Un caffè sotto i pini, un panino tra amici, un gelato dopo la biciclettata: sono piccoli piaceri quotidiani, ma capaci di riportare vita, voci e sorrisi dove una volta c’erano galoppi e incitazioni.
Che veniate qui per allenarvi, per leggere un libro, per far giocare i bambini o semplicemente per respirare un po’ d’aria buona, sappiate che siete parte di una lunga storia, fatta di trasformazioni ma anche di continuità. Perché il bello dei “giardini dell’ippodromo” è proprio questo: ogni generazione trova qui il proprio posto, il proprio tempo, la propria libertà.